21 anni.
L'ultimo anno scivolato via piu' velocemente di quanto avrei immaginato... Gli ultimi due mesi sembra di non averli vissuti.
All'alba del ventunesimo compleanno tutto e' assolutamente perfetto. Non potrei chiedere di piu'. Dovrei essere al colmo della felicita'...
Conservo decine di lettere mai spedite. Aspettero'...
Forse, in fondo, e' tutto solo frutto della mia immaginazione.
sabato, luglio 04, 2009
NuovoMondo
Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa... e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire... Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi... Eppure c'era sempre uno, uno solo, uno che per primo... la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte... magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni... alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare... e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov'era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l'America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l'aveva fatta lui, l'AmericaAlessandro Baricco - Novecento
giovedì, marzo 26, 2009
Storia Di un Paio di Occhiali Gialli
Parafrasando quello che dice Thoreau: non l'amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!
(C. J. McCandless)
Gli "occhiali gialli di Kant" (ricordo di una spiegazione memorabile) esistono davvero. Li indossiamo il più delle volte inconsciamente, talvolta invence convinti che, comunque, la realtà sarà "più o meno" quella che vediamo attraverso di essi. Poi, un giorno, succede che qualcuno o qualcosa ti fa capire che si può anche vedere tutto in un modo completamente diverso. Chessò, potrebbe essere tutto un po' più blu. Potrebbe, perché tu quegli occhiali, per quanto ci provi, non te li puoi scollare dagli occhi. Li puoi modificare, volendo. Ecco, appunto, volendo. Con il piccolo aiuto di qualcuno che ti indichi il modo.
Poco tempo dopo, qualcuno o qualcosa ti fa capire che anche le persone non sono mai quelle che sembrano. E tu, che fanciullescamente credevi nella sincerità, ti senti catapultato in un mondo di estranei.
A quel punto, decidi che non ne vuoi sapere più niente di niente, ma, piccolo dettaglio, non si può. Gli occhiali sono ancora lì, un po' annebbiati perché hai cercato di cambiarli senza l'aiuto di nessuno. Sono solo una brutta copia di quelli che avevi prima. I tuoi pensieri sono ancora lì, solo un po' più abbattuti.
E così, ti tieni gli occhiali, ti tieni i pensieri, cerchi di ricostruire con essi il mondo. Ma troppo stanco e disilluso cerchi una cosa sola dalla realtà e dalle persone: la verità.
Ora, in tutto questo, quello che fa la vera differenza sono gli occhiali, o la realtà?
lunedì, marzo 16, 2009
Un giorno credi di esser giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli e devi
ricominciare da zero...
Situazioni che stancamente
si ripetono senza fine
una musica per pochi amici
come tre anni fa...
Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e vai incontro al tuo giorno
non tornare sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante...
Almeno c'è un bel sole.
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli e devi
ricominciare da zero...
Situazioni che stancamente
si ripetono senza fine
una musica per pochi amici
come tre anni fa...
Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e vai incontro al tuo giorno
non tornare sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante...
Almeno c'è un bel sole.
domenica, marzo 15, 2009
Far far away

Solo sparire, senza una parola. Solo liberarsi della schiavitù delle esigenze sociali, perdersi come un Nessuno dell'era moderna. Affascinante.
No, secondo me non si è pentito. Me lo sono chiesto.
E non era neppure un folle idealista. Aveva solo coraggio.
Morire nella lotta impari tra l'uomo e la natura, guradando il sole e urlando contro il cielo. Nessun costrutto patetico, nessun artefatto, nessun rituale.
In fondo, in questo momento, provo solo una grande invidia.
mercoledì, marzo 04, 2009
Per consegnare alla morte una goccia di splendore, di verità

“Quando durante la guerra ero sfollato in Piemonte, Genova per me era un mito. A cinque anni la vidi per la prima volta e me ne innamorai subito, tremendamente. Genova per me è come una madre. È dove ho imparato a vivere. Mi ha partorito e allevato fino al compimento del trentacinquesimo anno di età: e non è poco, anzi, forse è quasi tutto. Anche se a colmare la distanza fra quel quasi e quel tutto contribuirono le canzoni di Brassens.
Oggi a me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei suoi carruggi, gli esclusi che avrei poi ritrovato in Sardegna, ma che ho conosciuto per la prima volta nelle riserve della città vecchia, le ‘graziose’ di via del Campo e i balordi che, per mangiare, potrebbero anche dar via la loro madre. I fiori che sbocciano dal letame. I senzadio per i quali chissà che Dio non abbia un piccolo ghetto ben protetto, nel suo paradiso, sempre pronto ad accoglierli.”
Oggi a me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei suoi carruggi, gli esclusi che avrei poi ritrovato in Sardegna, ma che ho conosciuto per la prima volta nelle riserve della città vecchia, le ‘graziose’ di via del Campo e i balordi che, per mangiare, potrebbero anche dar via la loro madre. I fiori che sbocciano dal letame. I senzadio per i quali chissà che Dio non abbia un piccolo ghetto ben protetto, nel suo paradiso, sempre pronto ad accoglierli.”
Fabrizio De André
Per dirla con le parole di qualche mese fa, il viaggio a Genova è stato soprattutto un ritorno. Un ritorno dovuto nella cità di cui anch'io mi innamorai tremendamente sette anni orsono. Scoprire che qualcosa è cambiato, ma, perlopiù, sono cambiati gli occhi che la osservano. E passeggiando per le vie in cui il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, mi sono resa conto dei nuovi ultimi, migliaia di immigrati da terre lontane, nuove minoranze e vecchi soprusi. Basta riascoltare le canzoni di De André di qualche decennio fa, per capire che non è cambiato proprio nulla.
Non dirò più di una parola sulla mostra: splendida. Ho provato la sensazione di ritrovare un vecchio amico. E forse, se è vero che gli amici sono coloro che ti aiutano a guardare la realtà con occhi diversi e ti indicano la strada quando sei perso in mille cose senza importanza, davvero si può dire che sia stato così.
Tutto il resto di ciò che ho visto... Ha significato in parte rivivere vecchi ricordi. Una persona che ho rivisto vorrei ricordare, e non fa che tornarmi in mente una frase del "Testamento di Tito":
"Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l'amore".
E' stato davvero così.
A presto.
giovedì, gennaio 15, 2009
giovedì, dicembre 25, 2008
Distensio Animi
"È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell'animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l'attesa."
S. Agostino - Confessioni
Intrappolata, ingarbugliata ancora una volta in quello strano fenomeno che è il tempo... Bastano duecento chilometri. Tra passato e futuro, e il presente non mi appartiene più. Tutto per il colore del grano.
- Non è un po' troppo, Silvia?
- No.
- ...Sicura?
- Incosciente, impulsiva, irrequieta, testarda, paziente, nostalgica... Sicura no. Irrazionalmente certa, diciamo così.
- E ora?
- Aspetto. Poi dimenticherò e... prima o poi tutto ricomincerà.
- Sembra un po' l'eterno ritorno.
- No, Nietzsche e Sant'Agostino non si possono proprio affiancare... Anche se forse, in fondo in fondo... Mah. Fiolosofia me la ricordo poco, oramai.
- Sempre a perderti su ragionamenti astratti e cervellotici quando qualcosa non ti va giù...
- Chiedo venia.
- Pensi che avrà una fine?
- Una fine comporta un inizio. Un inizio comporta un cambiamento. Il cambiamento può venire solo dall'esterno e l'esterno è un mondo lontano, troppo lontano, da tutto questo.
- Hai passato un buon Natale?
- Il migliore, da quattro anni a questa parte.
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